Ventitrè anni per perdere il marchio di assassino
Ventitré anni per perdere il marchio di assassino
L’uomo di Trevenzuolo era stato condannato per l’omicidio di un amico a Mantova Morto il vero killer, spuntano i testimoni. La Giustizia dispone un nuovo processo
MANTOVA. Era stato accusato dell’omicidio di un amico, Giovanni De Luca, morto all’ospedale di Mantova nell’agosto 1989. Ventitrè anni con un’accusa pesantissima sulle spalle, cinque anni e quattro mesi passati in carcere, finché nel 2005 un testimone raccontò com’erano andati i fatti e chi era il vero assassino di De Luca.
Sette anni dopo quella testimonianza, solo ora la Corte d’Assise d’Appello di Venezia ha accolto la richiesta di revisione del suo processo, in base alle nuove prove, cioè testimonianze. E si tratta dell'unica revisione concessa dalla Corte in tutto il 2012. Per Raffaello Accordi, 60 anni, di Gazzo Veronese, ora residente a Trevenzuolo (due passi dal nostro confine) la notizia ha rappresentato «la fine di un calvario per me e la mia famiglia».
L’altro ieri Accordi è stato anche uno dei protagonisti della trasmissione televisiva su La7, “Che aria tira”, che ha affrontato il problema della giustizia in Italia. Tra i casi emblematici anche il suo.
Accordi venne accusato dell'omicidio di Giovanni De Luca avvenuta nell'agosto 1989. Da sempre Accordi aveva sostenuto di aver trasportato il ferito che era suo amico, all'ospedale di Mantova dove l'uomo morì poco dopo a causa della coltellata che lo aveva colpito alla gamba. Accordi venne assolto in primo grado ma poi condannato in appello a sette anni e 4 mesi con l'accusa di omicidio preterintenzionale (pena che poi fu diminuita a cinque anni). Pochi anni dopo, nel 2005, i carabinieri di Legnago ricevettero la testimonianza di una delle persone che la sera del 21 agosto del 1989 erano nel capannone di Sanguinetto dove si verificò il pestaggio. E il testimone dichiarò che a prendere De Luca a schiaffi, a dargli una testata e a colpirlo con alcune coltellate fu Antonio Galasso (cugino del super boss della camorra vesuviana, Pasquale, ora pentito) che all'epoca era in soggiorno obbligato a Venera di Sanguinetto.
Anche Accordi sapeva che il colpevole era Galasso, era presente al fatto. Ma non ha mai parlato per paura di ritorsioni. Ora Galasso è morto, è stato ucciso nel 2005 da un commando armato mentre usciva di casa.
Anche Accordi sapeva che il colpevole era Galasso, era presente al fatto. Ma non ha mai parlato per paura di ritorsioni. Ora Galasso è morto, è stato ucciso nel 2005 da un commando armato mentre usciva di casa.
«Il reo è morto ma la colpa è ancora sulle mie spalle - ci spiega Accordi al telefono - Così quando Gabriele Magno e Claudio De Filippi, i miei avvocati mi ha dato la notizia dell'accioglimento della revisione ho urlato, ho pianto. Spero tanto in questa revisione. Per anni sono stato guardato come quello che aveva ucciso qualcun altro, da 12 anni sono in terapia perchè questa accusa mi ha reso la vita impossibile».
Accordi venne portato in carcere - dove rimase cinque anni e quattro mesi - quindici anni dopo i fatti. «Ero un imprenditore affermato - ci racconta al telefono - Chiaramente ho perso tutto: avevo un autosalone, una pizzeria, una sala biliardo. Ho perso anche la mia compagna». Poi, una volta uscito dalla prigione, Accordi è riuscito lentamente a rifarsi una vita, «ma non a riavere quello che avevo perduto. Me ne sono andato via dall’Italia, ho vissuto dieci anni in Spagna. Da un anno sono tornato a Trevenzuolo». Qui vive con una compagna, una seconda figlia di 8 anni (la grande ne ha 36) e l’anziana mamma, 85 anni, che lui stesso accudisce.
«La mia vita non mi verrà ridata - va avanti - ma spero almeno con la revisione del processo di cancellare questa macchia sulla fedina penale, che mi impedisce di trovare un lavoro, vivere serenamente. Ieri notte è stata la prima che ho potuto dormire tranquillamente».

